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mercoledì 20 settembre 2017

LEGAMI D'AMORE — il Blog di Malena ...

Malena ...

Sono nata in un paese straniero e provengo da una famiglia italiana. Fin da giovane le persone si sono sempre confidate con me: donne, giovani, figlie, nipoti, sorelle, comari, amici. Restavano ore a raccontarmi le loro storie e i sentimenti provati durante i loro vissuti. L'argomento più chiacchierato è l'amore in tutte le sue sfaccettature e ho deciso pertanto di parlarne affinché si possa trarre spunto per riflettere sulla differenza di genere.

Gli amanti sono tutti uguali

di Malena ... - venerdì 07 luglio 2017 ore 08:00

Questa è una storia che parla di Letizia, Mario, Carmela, Ottavio, Laura, Francesco… insomma si narrano fatti di tanti. Uomini e donne che possono trovarsi in un periodo della loro vita in una situazione del genere e cioè nella condizione di essere “amante”. 

Andando con ordine dobbiamo innanzitutto capire il significato di questa parola. Amante vuol dire colui che ama qualcosa o qualcuno e a parte questa sottile differenza a parer mio sono tutti uguali. Parliamo, difatti, di chi ama un’altra persona in una relazione affettiva che non necessariamente è un matrimonio. Poi in base alle circostanze e al soggetto che ne parla, si etichetta in vari modi: innamorato, compagno, fidanzato, convivente, affezionato, propenso , incline, partner, concubino, moroso, ecc. 

La storia si ripete sempre. Due persone di sesso opposto si incontrano, si innamorano (credono o pensano di esserlo), finiscono a letto e diventano amanti poiché uno dei due oppure entrambi sono già sposati o impegnati in un’altra relazione stabile. La storia può durare tutta la vita con i relativi scossoni ovviamente, di pari passo con la durata del matrimonio. Generalmente lui considera la donna in questione “la sua compagna, anche se convenzionalmente è la sua amante” così può meglio garantirsi l’eterna attesa della donna su eventuali passi da compiere magari quando la moglie ufficiale muore. 

Si garantiscono fedeltà reciproca poiché lei resta single e lui smette di avere rapporti con la moglie (tanto non l’attizzava più) ma non di certo con altre donne ma questo l’altra dolce metà non lo sa, ovviamente. Il bello di queste coppie è che continuano ad affermare anche quando oramai così non è più, che il sesso fra loro è qualcosa di “magico”, che prima di conoscersi non sapevano nemmeno cosa significasse davvero “fare l’amore” (per lo più questa frase la dice lei che deve fare i conti con la mentalità maschilista che considera “bagascia” la donna che prova piacere nel farlo). 

Insomma affermano di non aver trovato la stessa intensità che esiste fra loro, con altri partners. Tutto fila liscio fino a quando la donna pensa e si esprime così: “Non so dove andremo, ma sono sicura che come coppia stabile o come amicizia abbiamo creato un rapporto talmente forte e intimo che sarà capace di trasformarsi anche nel tempo”, illudendosi o sperando in un eventuale decesso improvviso della consorte ufficiale. Il vedersi, farsi una telefonata di nascosto, una cena insieme e magari una notte passata nello stesso letto fa vedere il sottomondo dove vive il grande amore dei due amanti come qualcosa di straordinario. 

Questo mondo però con il passare del tempo diventa scomodo e sarebbe stato più semplice se non fosse mai nata la storia fra i due. Ma invece c’è e la lotta si fa più dura. I sentimenti cambiano e dall’amore all’odio è un attimo. Così il finale della storia di due amanti può tingersi di vari colori e avere più opzioni. Ci si rassegna a vivere così finché fatti esterni non modifichino qualcosa diventando nel frattempo vecchi insieme, senza più entusiasmo ne speranze ma camminando a passi strascicati oppure uno dei due molla la storia (quasi sempre lei). 

Il trauma allora è grandissimo, a rischio di infarto, anche se gli affetti familiari supportano la tragedia dell’abbandono. Così si elabora il lutto con le sue fasi: dapprima si odia la donna e si considera ingrata, ci si sente sfruttati e usati. La realtà si accetta male, più ci si sforza di dimenticare, di ignorare, più ci si ostina a stare su questa fase, più si rimane infognati nella trama tessuta con le proprie mani. Si può implorare alla donna, di effettuare un percorso condiviso, di lento e costante allontanamento ma così rimane un filo sottile che impedirebbe la rottura definitiva e farebbe vivere l’altro con la speranza di una rinascita dell’amore perduto. 

Che fare per uscire da questa situazione? Occorre solo concedersi un giusto “periodo di lutto”, farsene una ragione, magari andare a trovare o riallacciare con qualche ex, vedere il lato positivo della cosa, far cicatrizzare la ferita. Anche i nostri psicologici ci consigliano vivamente di non usare i termini per sempre e mai poiché ci impediscono di vivere nel “qui e ora” quindi a ragion veduta posso ancora affermare: “Tutto passa, solo chi muore subito dopo può dire di aver avuto l’ultima parola”.

Malena ...

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