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mercoledì 21 febbraio 2018

PAROLE MILONGUERE — il Blog di Maria Caruso

Maria Caruso

MARIA CARUSO - “Una vita da vivere” è il primo libro che ha scritto dopo aver visto il primo cielo a San Felipe in Venezuela ed aver fatto il primo ocho atràs a Pisa. E' in Italia dal 1977 e per tre anni ha abitato in Sicilia. Le piace raccontarsi e raccontare con le parole che le passano per la testa ballando un tango in milonga. Su Facebook è Marina de Caro

Le madame Bovary nel tango argentino

di Maria Caruso - venerdì 09 febbraio 2018 ore 09:03

Gavito

Il concetto di bovarismo si riferisce alla tendenza di alcuni artisti a sfuggire alla monotonia della vita di provincia in quanto la “metropoli” proiettava nella loro mente in una sorta di paradiso terreno. Quasi fosse una sorta di droga per cui essi, ritornavano delusi al mondo reale, perché si sentivano intrappolati in un mondo non loro. 

Alcune donne soffrono nella vita di tutti i giorni della sindrome cosiddetta di Madame Bovary ma per assonanza, tale insieme di sintomi li hanno anche nell’ambiente del tango. Alcune tangueras a un certo punto della loro vita in milonga, cominciano ad accusare detto disturbo manifestando alcuni peculiari comportamenti di chi è affetto da tale patologia. 

In pratica si tratta della condotta descritta da alcuni studiosi del tango argentino i cui articoli sono stati pubblicati recentemente nelle maggiori, riveste di tango di Buenos Aires. Si tratta di una eccessiva idealizzazione del tango da parte delle donne che le induce a una continua frustrazione e delusione. La ricerca persistente della tanda ideale, della milonga perfetta, del tanguero mitico, finisce sempre per scontrarsi con la percezione realistica di quello che in realtà succede normalmente nelle nostre sale. 

Tali tangueras soffrono di un’insoddisfazione cronica tutte le volte che si recano in milonga e tornano a casa, provando stati depressivi di varia entità. Possono essere single o stare in una relazione stabile. Hanno in comune la ricerca costante di tande appassionate, uniche, sensazionali. Qualche volta tale sogno si avvera e si ritrovano a vivere in uno stato di estasi e di trascendenza con il tanguero perfetto ma spesso non riescono a replicare tale momento e, ritornano pertanto, al loro stato di frustrazione e avvilimento. 

Si sa che il tanguero dei nostri sogni, non sempre lo ritroviamo nelle solite milongas da noi frequentate e, se per caso accade di ritrovarlo, non sempre egli desidera ballare nuovamente con noi. Dopo un gesto come questo, generalmente la tanguera affetta da questa sindrome, li cassa dalla lista dei preferiti e li cestina definitivamente, cancellando i file dal loro archivio personale. La patologia diventa ancor più grave quando, in caso di partner geloso, la donna rinuncia al compagno e al ruolo avuto fino ad allora, per inseguire il tango nella sua totalità. Tali donne, sono così ossessionate, che sono disposte a tutto nella loro continua ricerca. Festival, maratone, encuentri, deve vederne la loro presenza indipendentemente dalla distanza e del costo di tali eventi. 

Queste “mujeres” non sanno stare senza ballare il tango e vivono con l’idea che da un momento all’altro, arriverà il tanguero ideale a cambiare la loro vita routinaria da tanguera, che la vede combattere con i problemi connessi a questo nostro mondo. Tali problematiche si concretizzano in diverse situazioni: non trovano sempre la disponibilità di amiche con cui avventurarsi, oppure non trovano la compagnia giusta per andare in posti lontani, in cui non si sentono di andare sole, ecc. Tutte insomma vorrebbero trovare il loro Gavito

Facilmente a ogni milonga invece esse scoprono un uomo tanguero interessante e si ostinano nel mirare quel particolare tanguero ritenendolo talmente perfetto al punto da ossessionarsene, indipendentemente dall’essere corrisposte, solo perché magari era stata precedentemente invitata per una tanda di cortesia e nient’altro. Queste tangueras sono però abbastanza furbe, perché difficilmente chiudono con il loro attuale compagno se non hanno un “Asso tanguero” nella manica, anche se sono sempre attratte da situazioni complicate. 

Se per caso trovano un tanguero disponibile a esaudire il loro sogno, subito dopo cominciano a trovare in questi tangueri dei difetti: tiene il gomito alto come quelli che ballano gli standard, tiene il mento troppo alto come a dare l’impressione di essere superiori agli altri, ecc. Ben presto non lo considerano più il tanguero adatto e iniziano a mostrare disinteresse, ferendo notevolmente il malcapitato tanguero di turno. Nella fase iniziale in cui hanno in testa, un determinato ballerino in particolare, iniziano a copiarne lo stile e se milonguera, ma lui invece è tangonuevista allora cambiano anche loro. Variano addirittura le milongas frequentate regolarmente per andare dove sanno di trovare lui. Si tratta difatti, di mimesi tanguera ed è provocata generalmente, dall’ammirazione esagerata di questo banalissimo tanguero ma al tempo stesso anche dalla paura che lui possa trovarsi meglio a ballare con un’altra donna. 

La sindrome colpisce soprattutto quelle tangueras che sono state vittime, durante i primi anni di scuola, di scarsissimi inviti e di aver fatto troppa panchina. L’aspetto di queste donne è malinconico e in milonga le vedi sempre compite, a uso “gatte morte”, alternando momenti di escandescenza, quando ad esempio, applaudono i dj di loro conoscenza, per compiacere loro, alzando in alto le braccia, come si fa quando siamo a teatro nel palco e non con l’eleganza, come richiesto dai codici tangueri, imbruttendo così il consueto garbo e la compostezza dei tangueros dell’ambiente, al solo scopo di farsi notare dal “lui” di turno. Tale patologia colpisce maggiormente le tangueras più in su con gli anni, perché per fortuna le giovani, vivono il tango con più spensieratezza e spontaneità. 

Mi sento pertanto di dire loro di non cercare il tanguero ideale o la milonga perfetta ma di vivere quella reale.

Maria Caruso

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