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venerdì 16 novembre 2018

Attualità mercoledì 22 agosto 2018 ore 13:10

Satira e libertà, l'amaro addio a Vincino

Vincino - Foto Barbara Cardini

Anche in Toscana si piange la scomparsa dello storico illustratore del giornale 'Il Male' morto a 72 anni. Tre volte vincitore del Premio Satira



FORTE DEI MARMI — La notizia della morte dello storico vignettista Vincino, scomparso a Roma all'età di 72 anni, è stata accolta con grande amarezza e rammarico anche in Toscana. Vincino ha lasciato un segno in particolare a Forte dei Marmi, dove spesso si è recato. 

In una nota, il sindaco Bruno Murzi, l’Amministrazione comunale ed il Comitato Premio Satira, hanno espresso il loro cordoglio e hanno ricordato come l'artista fosse "particolarmente legato alla cittadina di Forte dei Marmi, proprio a causa della sua attività lavorativa: illustratore satirico per i quotidiani più famosi e colonna storica del giornale Il male, grazie alla sua penna pungente si era guadagnato la stima e le attenzioni della Giuria del Premio Satira, vedendosi conferito per ben tre volte il premio. Primo successo risalente al 1987, bissato dall’artista nel 1998; il ter è arrivato proprio quest’anno, durante la 46esima edizione del Premio Satira, con la premiazione del libro autobiografico “Mi chiamavano Togliatti”.

“Sono molto rammaricato per la scomparsa di Vincino - ha detto Bruno Murzi - ho avuto modo di conoscerlo di persona lo scorso luglio, in occasione della premiazione del suo libro autobiografico, e di apprezzarne l’ironia e l’acume. Con lui scompare un “disegnatore a difesa”, come amava definirsi, mai contro qualcuno o qualcosa, ma sempre a favore della libertà di pensiero e di espressione”.

Cordoglio espresso anche dal presidente del Comitato Premio Satira Umberto Donati: “Se ne va un grande amico del Premio Satira. Vincino era molto legato alla manifestazione e a Forte dei Marmi, che aveva iniziato a frequentare nel 1976, ancora prima di vincere il premio, in virtù della sua collaborazione con Il Male. Ci mancheranno il suo spirito libero e la sua arguzia”.



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