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venerdì 20 ottobre 2017

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

DIZIONARIO MINIMO: la politica

di Libero Venturi - domenica 28 maggio 2017 ore 08:00

La politica

Viene da Polis. La città-stato dell'antica Grecia. Riguarda tutto ciò che comprende il nostro essere cittadini e dovrebbe aiutarci ad essere come si deve essere: liberi, uguali e solidali. Non sempre è così. Spesso quasi mai.

La politica provvede alla formazione o alla selezione delle classi dirigenti. E anche all'esercizio del potere. Se la politica non lo esercita, per il principio dei vasi comunicanti, il potere non rimane vuoto, ma viene occupato da qualcos'altro: apparati statali, organi giudiziari, stampa, media, eccetera. Poi ci sono i sostenitori apolitici dell'antipolitica, i teorici partecipazionisti e antipartitici, i guru informatici, i tribuni del popolo, i novelli "descamisados", i populisti predicatori della demagogia assoluta che spaziano acrobaticamente e pericolosamente da destra a sinistra. Gli ostili e antipatici, neofascistici e xenofobi, sprovvisti di empatia. Tutti movimenti di segno destrorso che sono che cosa? Politica: la peggiore.

Le persone praticano poco la politica, semmai la detestano e la schifano e tutte le sere la guardano nei vari canali televisivi, condotti da giornalisti che a loro volta la detestano e la schifano, dedicando ad essa un programma dopo l'altro. Chissà come mai. Forse la temono o l'hanno temuta e ora, finalmente, pensano di liberarsene. In realtà sarà perché della politica non si può fare a meno nella conduzione della cosa pubblica di un Paese. Si potrebbe e si dovrebbe, semmai, renderla migliore e ce ne sarebbe bisogno. Dovrebbe essere attenta ai problemi e alle prospettive. Come dire, sia a riparare le buche sulla strada che ad indicare la strada da percorrere. Capire quale tipo di crescita sia possibile sostenere, secondo le compatibilità sociali ed ambientali. La decrescita, sedicente felice, la lascerei ai santoni ideologici e ai professoroni universitari di ruolo. Noi altri abbiamo già dato, grazie. Oppure non abbiamo mai avuto.

Infine ci sono quelli del gran rifiuto: questa volta non voto, non li voto più. Quelli che per far dispetto alla moglie, piuttosto ci danno un taglio. Quelli, specialmente di sinistra o sedicenti tali, che non pensano che, a fronte di chi non va a votare per tutte le ragioni del mondo, c'è chi, per altrettante e contrapposte ragioni, vota eccome. Per lo stesso motivo per cui a coloro che ritengono giusto solo restare all'opposizione, contrastando e rifuggendo il potere, corrispondono, specularmente, quelli che pensano spetti loro di governare sempre e comunque, occupandolo il potere.

Quando ci rechiamo alle urne non andiamo a sottoporre a confronto o a giudizio la nostra personale idea del mondo o i valori assoluti del nostro pensiero: semmai non certo quelli privati o individuali, bensì quelli appartenenti ad un contesto più ampio. Un concetto che per certa "sinistra di testimonianza", per certe "anime belle" è già duro. Sopratutto si va a scegliere chi governerà un Comune, una Regione o il Paese: una cosa non disgiunta da valori, ideali e pure interessi, ma anche e sopratutto una cosa pratica, concreta e necessaria. Non sono in discussione i principi filosofici a cui la nostra esemplare vita si ispira. Senza necessariamente sconfinare nel platonico, o turarsi il naso, a questo si deve pensare. Personalmente, perfino se si fosse in regime dittatoriale e fosse organizzata anche solo una parvenza di consultazione, andrei a votare per il meno stronzo dei candidati. Non so cosa possiamo aspettarci dai centristi moderati e dei movimenti, a livello sociale mi fido, in politica no. Ma in Francia non avrei esitato a votare Macron, perché invece sappiamo bene cosa possiamo aspettarci da madame Le Pen e dai suoi seguaci. Ma vogliamo scherzare?

È perché in vecchiaia sono diventato un "pompiere", da "rivoluzionario" che ero in gioventù? Uno sporco gradualista? Un moderato riformista? Può darsi, ma a votare sono sempre andato, partecipare ho sempre partecipato. Chi mi si contrapponeva non ha mai vinto a mani basse, grazie alla mia rinuncia. Almeno ha dovuto impegnarsi ad essere migliore o meno peggio del solito e così sia.

Pontedera, 28 Maggio 2017

Libero Venturi

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