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lunedì 18 dicembre 2017

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

DIZIONARIO MINIMO: sociale, fantasmi e vegani

di Libero Venturi - domenica 07 maggio 2017 ore 08:25

Sociale

L'uomo è un animale sociale. Può darsi. Alle volte non mi pare. Altre volte è a me che non va. E non tanto per evitare il branco a pecorone che è un atteggiamento, credo, comune e condiviso. No, a me non va proprio di socializzare, spesso neanche al minimo sindacale. Non mi riesce parlare del più e del meno, fare due chiacchiere, come si dice. Argomentare di nulla intorno al niente con nessuno. Non so mai dove portare il discorso, dove mettere le mani o, da seduto, come accavallare le gambe. Dopo due battute non ho più voglia e si capisce che vorrei trovare un modo per troncare e accomiatarmi. Si chiama "sindrome dell'ascensore": è stato infatti osservato che quando saliamo o scendiamo con qualcuno in ascensore, ci lamentiamo del tempo -qualunque esso sia- e non vediamo l'ora di arrivare al piano. Perché saremo animali sociali, ma sempre bestie restiamo. Almeno il sottoscritto.

Fantasmi

A volte persone che hai incontrato nel corso degli anni, anche non significative nella tua vita, tornano a trovarti in sogno. Perché? Che vorrà dire? Niente, probabilmente. La mente sragiona da svegli, figuriamoci mentre siamo dormienti. Eraclito non la pensava poi tanto diversamente: sosteneva che noi non ci rendiamo conto di quello che facciamo da svegli e di ciò che ci viene nel sonno non abbiamo memoria. Ma il suo pensiero è riportato da frammenti o riferito da altri, così almeno è giunto a noi, saddio cosa voleva dire. C'è chi giura che ci sono sogni premonitori. Ma premonitori di che? Di qualche numero da giocare al lotto? Magari! Di come andrà la vita? Chissà mai come potrà andare! A volte ci sogniamo i nostri cari defunti. Avranno qualcosa da comunicarci? Oppure sono presenze evanescenti che la memoria conservata di loro, da qualche parte nella testa, trasferisce ai nostri sogni? A questo si limita la vita e ci limita la morte. O forse esiste un aldilà e noi dell'aldiqua siamo solo la parte materiale dell'anima vivente.

A proposito, alla tivvù è andata in onda "La porta rossa" di Lucarelli & C. Il fantasma di un commissario morto sparato, Leonardo Cagliostro, nome e cognome entrambi evocativi, si rivela ad una ragazza medium -figlia d'arte, anche la madre era ricettiva del mortiloquio- per scoprire la causa della sua uccisione e dipanare un torbido giallo a sfondo metafisico. Grande successo di audience. Penso che invece di "Articolo 1" gli scissionisti del PD era meglio se il nuovo movimento politico lo chiamavano proprio la "Porta Rossa". Del resto non era Il fantasma del comunismo quello che si aggirava per l'Europa? E il capitalismo era l'assassino. Bei tempi!

Gente e persone

C'è una bella differenza tra la gente e le persone. Oggi è la gente che impone gusti, opinioni, tendenze e giudizi, spesso sommari. Questo è possibile, grazie ai nuovi mezzi informatici e mediatici di diffusione del fondamentale e assoluto pensiero degli avventori dei bar, dei barbieri e delle parrucchiere, un tempo circoscritto e relativo, perfino divertente, oggi elevato a pensiero greve, autoreferente, unico ed universale. Urbi et orbi. Soprattutto orbi. Anche nel significato italiano. Non si rifletterà mai tanto sulla impalpabile, ma decisiva differenza che esiste tra la libertà di parola e le parole in libertà. Non mi piace la gente, non la sopporto, contrasto come posso il "gentismo" dilagante. E i delegati del gentismo, zeloti e improvvisati censori, con le loro impunite faccine di culo. Una persona è una persona e più persone restano, seddiovole, persone e non gente indistinta: un Paese piuttosto, non tanto una nazione, forse un popolo, con un carattere unitario, ma distintivo di ognuno. Anche se non sempre ci sono riuscito, ho comunque cercato di essere una persona. E se non ne sono stato capace, chiedo scusa. Le persone rappresentano sé stesse, ma affidano ad alcune di loro, scelte in modi imperfetti e certamente migliorabili, le responsabilità della comunità. E chiamano questo "politica. Che criticano a buona ragione, ma non disprezzano agitando forconi o sparando in rete cazzate.

Vegani

Sono giornate uggiose, nuvolose. Né sole né pioggia. Né carne né pesce. Giornate vegane. Ma no! I vegani sono, sì, gente eticamente complicata, ma fanno anche allegria, con tutte le loro colorate verdure. Non intendono nuocere agli animali, in quanto esseri viventi, né stressarli per procurarsi il cibo. Stimabili e simpatici puppasedani, insomma. In questi ultimi tempi, anche grazie a loro, abbiamo imparato pietanze dai nomi strani: seitan, quinoa, tofu, muscolo di grano, canonicamente insaporiti con gomasio. Insaporiti si fa per dire. Che poi ci inventano, di volta in volta, che sono funghi, amatriciane, carbonare, carni varie, eccetera. E invece di tutto ciò non c'è traccia alcuna ed è solo, principalmente, fondamentalmente, soia. No, non ho detto gioia, ma soia, soia, soia, maledetta soia! Avrebbe cantato Franco Califano. Tutto il resto è soia. Che, oltretutto, per cucinare bisogna anche sapere e votarcisi i coglioni. Grande rispetto, fratelli verduriani, ma non fa per me. Non ne sono capace e non ne ho voglia. E, nella fase attiva della vita, quando non avevo solo da accudire il gatto, non ne ho avuto nemmeno il tempo. O forse non ne ho voluto avere. Ma, per dirla con Raz, sono solo fatti miei. I miei rudi compagni vendemmiatori mi hanno detto: vegetariani? La cosa più vicina all'erba che noi si mangia è il "conigliolo". Sono cittadini di campagna e di collina, gente rurale, vanno capiti, ma, in effetti, vuoi mettere un bel pollaccio allo spiedo, fresco, anzi caldo, di rosticceria?! "Il pollo gigante", che bellezza! Un pollo e per di più gigante, un superpollo d'allevamento come noi: ci si leva la fame e, se ce ne sono, si fa pure il pieno di estrogeni senza bisogno di faticare in palestra o in piscina per gonfiarsi i muscoli e senza neanche fare uso di additivi polivitaminici o integratori alimentari. D'altronde, di qualcosa bisognerà pur vivere e alla fine morire, tutti quanti. Noi, fottutissimi carnivori. Ma anche voi, grandissimi figli di soia.

Pontedera, 7 Maggio 2017

Libero Venturi

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