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Attualità venerdì 18 giugno 2021 ore 18:20

Nel 2020 del Covid avanzata dei nuovi poveri

La presentazione del rapporto
La presentazione del rapporto

È stato presentato oggi il rapporto sulle povertà della Diocesi. Nello scorso anno si sono rivolti alla Caritas il 7% di persone in più



LUCCA — Nel 2020 del Covid-19 alla Caritas diocesana lucchese si sono rivolte il 7% di persone in più, molte delle quali (oltre il 30%) per la prima volta. Metà sono italiani. Metà sono uomini. Molti hanno figli minori e vivono in alloggi precari. Il Rapporto sulla povertà e le risorse nella Diocesi di Lucca 2021, intitolato Svegliare l’aurora, mette nero su bianco la situazione di sofferenza sperimentata sul territorio da parti significative della popolazione durante l'anno dello scoppio della pandemia. 

I dati di Svegliare l’aurora – presentati oggi dall’arcivescovo Paolo Giulietti e dalla direttrice della Caritas Diocesana Donatella Turri – raccontano che il numero delle persone che si sono rivolte ai Centri di Ascolto della Caritas è di 2.033 in crescita sensibile (+7%) rispetto al 2019. Un numero considerevole di soggetti ha portato ai Centri di Ascolto non solo la propria richiesta individuale di aiuto, ma anche quella dei propri cari: il 49% delle persone incontrate vive in un contesto familiare.

Considerando la distribuzione per età delle persone ascoltate, nel 62,7% dei casi ha un’età compresa tra 25 e 54 anni: parlare di famiglia in questa fascia anagrafica significa fare riferimento a contesti in cui sono presenti figli minori. Esiste inoltre un forte collegamento tra l’aumento del numero dei figli presenti in famiglia e l’esposizione a forme di povertà, anche molto severe. Coerentemente con quanto comincia a registrare anche dai principali istituti statistici, la pandemia ha contribuito ad aggravare il fenomeno della povertà materiale e educativa dei minori. Si tratta di ragazzi che sono stati deprivati anche delle risorse derivanti dalla scuola e dalla socializzazione nel gruppo dei pari. Tra coloro che riferiscono di avere figli minorenni conviventi (883 su 2033): il 28,3% ha due figli e il 38,4% ha tre o più figli.

Guardando poi l’insieme delle persone accolte dal punto di vista della cittadinanza la metà di chi richiede aiuto è italiano, l’altra metà è straniero. Inoltre, sul totale, quasi il 50% delle persone che bussano ai Centri di Ascolto sono uomini. Dunque sono ormai lontani i tempi in cui i Centri di Ascolto ricevevano soprattutto donne e migranti.

Coloro che hanno varcato la soglia per la prima volta nell’ultimo anno sono stati 583 (il 30,7% del totale): e questo è il numero che denota l’impatto della crisi economica e sociale causata dalla pandemia. Si tratta di persone che non avevano mai sperimentato la povertà prima e che vivevano questa nuova condizione con profonda angoscia e smarrimento.

La situazione di emergenza sanitaria ha permesso anche di entrare in contatto con nuovi gruppi di persone interessate da difficoltà economiche, come nel caso dei giostrai e dei lavoratori dello spettacolo itinerante. In alcune aree del territorio della Diocesi è stato possibile intercettare e ascoltare il disagio passato e presente di persone coinvolte nel mercato della prostituzione.

Per quanto riguarda la rete di aiuto formale pubblica, la metà dei cittadini italiani che si sono rivolti ai Centri di ascolto è inserita anche all’interno di progetti di sostegno gestiti dalla rete dei servizi sociali territoriali. Il dato scende al 40% se guardiamo ai cittadini stranieri e ai loro nuclei familiari.

Tra i problemi rilevati maggiormente da chi si rivolge alla Caritas c’è quello del lavoro. In generale: il 55,7% delle persone dichiara di essere disoccupata e il 23,5% riferisce di avere un lavoro da cui ricava una retribuzione insufficiente a soddisfare i bisogni fondamentali del proprio nucleo familiare. Questa situazione di grave carenza di entrate monetarie a volte è associata a un alloggio precario o di fortuna. Nel caso di nuclei familiari con figli appare quasi esclusivo il ricorso alla casa in locazione, il che comporta una significativa uscita di denaro dal reddito disponibile.

Il lockdown, con l’interruzione di molte attività economiche, ha reso ancora più difficile trovare occupazioni stagionali o part time, anche di lavoro sommerso, ai quali ricorrevano alcune persone accompagnate dai progetti promossi dai Centri di Ascolto, determinando così un ulteriore fragilità economica. Infine, anche l’approfondimento qualitativo, conferma che per molti l’emergenza sanitaria e i problemi sul fronte lavorativo sono iniziati per la prima volta in seguito alla pandemia.

Tante sono le storie raccolte di persone che in periodo pre-pandemico svolgevano regolare attività libero professionale, oppure avevano contratti a termine o stagionali che permettevano un reddito sufficiente a raggiungere una qualità di vita dignitosa. Questi nuclei familiari, che non disponevano di risparmi per far fronte a situazioni di emergenza, si sono trovati improvvisamente a sperimentare la deprivazione materiale e ad accumulare debiti

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