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martedì 07 dicembre 2021

PAGINE ALLEGRE — il Blog di Gianni Micheli

Gianni Micheli

Diplomato in clarinetto e laureato in Lettere, da sempre insegue molteplici passioni, dalla scena alla scuola, dalla scrivania alla carta stampata, coniugando il piacere della scrittura con le emozioni del confronto con il pubblico, nei panni di attore, musicista, ricercatore, drammaturgo e regista. Dal 2009 è iscritto all’Ordine dei Giornalisti della Toscana riversando nella scrittura del quotidiano le trame di un desiderio di comunicazione in cerca dell’umanità dell’oggi, ispirata dalle doti dell’intelligenza, della sensibilità e della ricerca della felicità immateriale.

​Ho visto un reguso

di Gianni Micheli - martedì 19 ottobre 2021 ore 08:00

Chi scrive lo sa: un testo deve essere letto e riletto. Eppure… Le dita scorrono spesso veloci, sulla tastiera. Il pensiero fa altrettanto. Il dover scrivere di fretta, quasi, lo impone. Oggi più di ieri. Fare presto e passare ad altro come se la scrittura non avesse bisogno di lievitare in frigorifero. La digitazione è iperattiva, la messaggistica fluente e le parole danno vita ad un’erbaccia difficile da estirpare: il refuso.

Con il refuso combatte qualsiasi scrivente, dall’sms al romanzo in 8 tomi. Sarà per la fatica e l’impegno e il tempo necessario del leggere e del dover rileggere, sarà per la velocità con cui la nostra percezione combina i caratteri, dando forma e significato anche a parole che significato non hanno, sarà per le tastiere, sempre più piccole, il refuso - quell’errore di stampa dovuto a uno scambio o a uno spostamento di caratteri - vive e prolifica indisturbato.

La storiella che ora vado a raccontare nasce da questo principio di erbaccia letteraria. Perché il refuso non s’è mai maritato niente, anzi meritato - m’è scappato un refuso ma dava una sua luce alla frase -, nonostante la sua invadenza, e siccome la scrittura è il mio pane quotidiano ma di pane ne guadagna poco, quanto vado a narrarvi potrebbe avere una sua applicazione sul reale, se solo fosse possibile. E se davvero lo fosse assicuro che sarei il primo a prendere parte al banchetto.

Uno scrittore di molta fantasia invitò un giorno a cena i suoi pochi amici. «Oggi è uscito il mio ultimo libro, venite a festeggiare!» disse loro al telefono con una voce che brillava di una gioia incontenibile. Gli amici accettarono entusiasti. Quella sera, tuttavia, rimasero assai sorpresi nel vedere la tavola apparecchiata ma i fornelli spenti, la credenza spoglia, il frigo vuoto. «Avrà ordinato una cena da asporto» dissero in coro e si misero a discorrere del più e del meno con il loro amico.

Alle ore 20 lo scrittore invitò gli amici a sedersi a tavola quindi consegnò a ciascuno di loro una copia della sua straordinaria ultima fatica letteraria.

«Prego, servitevi!» disse. «Non fate complimenti!». Gli amici si guardarono, non celando meraviglia e confusione, ma non ebbero modo di rispondere che lo scrittore, aprendo il volume che s’era appena adagiato sul piatto, proseguì: «Ho scoperto che i refusi si digeriscono in poco tempo e sono molto nutrienti. Hanno anche un sapore tutto loro, mai scontato. A volte, perfino, in grado di stupire. Prego! Iniziate! Vanno cercati, certo, e questo aumenta l’appetito ma, vi assicuro, ne troverete in quantità, come in ogni buon libro che si rispetti».

Detto ciò cominciò a sfogliare quel suo volume profumato di carta e inchiostro. Quindi iniziò a leggere, a bassa voce, finché si fermò, con un sorriso: «Eccolo! Uno spazio vuoto prima del punto e virgola. Non è tra i refusi che preferisco ma è poco calorico ed è delizioso come antipasto».

Mentre gli altri continuavano a guardarlo esterrefatti, lo scrittore si portò il volume davanti al naso, fece un lungo respiro e disse: «Sa di affumicato», quindi avvicinò il pollice e l’indice al refuso che aveva scovato, lo afferrò come si prende un minuscolo ciglio che è caduto su una guancia, e lo mise in bocca, degustandolo con pazienza: «Buono!»

«Da quanto tempo ti nutri di refusi?» ebbe cuore di chiedergli uno dei commensali mentre non riusciva a togliere gli occhi ora dal suo amico ora dal suo piatto.

«Non ricordo. Credo dalla prima rilettura del mio volume. Ce n’erano così tanti che mi sembrava brutto doverli cancellare. Poi ho iniziato a mangiare anche quelli degli altri. I romanzi d’amore ne sono pieni e i refusi sono molto più nutrienti. Ne vuoi per caso uno?»

L’amico non fece in tempo a rispondere. Lo scrittore si alzò ed uscì dalla cucina, dove aveva apparecchiato, per raggiungere la libreria.

A questo punto gli amici si divisero. I più pragmatici, picchiettando con l’indice la fronte, si allontanarono senza far rumore. Un paio fecero altrettanto scuotendo però il capo ed esprimendo sul volto un grande rincrescimento. Uno solo restò seduto, lui pure scrittore all’occasione. Non riusciva a smettere di contemplare quel volume dove, sembrava, fosse nascosta tutta la sua cena.

«E gli altri?» chiese lo scrittore, tornando.

«Sono usciti» rispose l’amico.

«Me l’aspettavo. Ci vuole una gran fantasia per nutrirsi di refusi. Non tutti ce l’hanno. Eppure, anche a loro, chissà quanti gliene nascono tra le parole, ogni giorno. Ci si potrebbe campare cent’anni… a chilometro zero».

L’amico lo guardò, immobile, ma poi annuì. Annuì, lentamente, come assaggiando un’idea che mai gli era venuta in mente.

«Campare cent’anni… certo» disse, sempre annuendo, e aprì il volume dando inizio ad una rapida lettura. Lo scrittore si fermò a guardarlo con un fremito negli occhi.

«L’ho trovato!» esultò l’amico.

«Cos’è! Cos’è!» domandò lo scrittore avvicinandoglisi con un solo salto.

«Un’inversione! Hai scritto “caio” invece di “ciao”!»

«Assaggialo, presto! Le inversioni sono saporitissime!»

“Assaggiarlo? E come?” pensò l’amico, che non aveva ancora ben chiaro quel gesto delle dita, quella capacità prensile delle mani d’afferrare un refuso. Fu un attimo e, con un rapido colpo, leccò l’intera pagina!

«Ben fatto!» esultò lo scrittore.

«Sa d’acciuga… e di champagne!» disse l’amico, facendo schioccare la lingua sul palato. Poi rise.

«Per questo non ho portato il vino in tavola!» rispose lo scrittore dandogli una bella pacca sulla spalla. E i due cominciarono a cenare.

Gianni Micheli

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