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martedì 07 dicembre 2021

SORRIDENDO — il Blog di Nicola Belcari

Nicola Belcari

Ex prof. di Lettere e di Storia dell’arte, ex bibliotecario; ex giovane, ex sano come un pesce; dilettante di pittura e composizione artistica, giocatore di dama, con la passione per gli scacchi; amante della parola scritta

Nel silenzio, in segreto

di Nicola Belcari - domenica 22 agosto 2021 ore 08:00

Il silenzio di rado è neutro. Diversamente da ciò che può far pensare la “neutralità” del non pronunciarsi. È infatti un comportamento con due facce opposte. C’è il silenzio di fronte all’ingiustizia e al sopruso e l’altro, espressione di superiorità e miglior risposta all’abiezione o segno di sublime abbandono apportatore di pace, di semplicità senza pose, di linguaggio dell’amore. 

Buono o cattivo che sia, può essere assenso o al contrario quello che dice no e si oppone pervicace e ostinato. Può, da un lato, contenere il niente o covare un vizio, non si sa cosa sia più spaventoso, oppure, dall’altro, rinunciare a parole insufficienti per esprimere un assoluto o vivere una perfezione. In negativo è definito assordante, con l’ossimoro più in voga, per indicarne la colpa, un colpevole silenzio; in positivo istaura una condizione di perfetta armonia tra chi non ha bisogno di parole senza provare imbarazzo.

Una volta c’era la maggioranza silenziosa (odiernamente piuttosto chiassosa) invocata dai governanti, contestati a loro dire da minoranze scalmanate e prepotenti. Oggi, assai frequente è il minuto di silenzio che accomuna masse ingenti e non sempre consapevolmente motivate; c’è poi il silenzio elettorale che dura sempre troppo poco.

In un posto incantevole, l’isola di san Giulio del lago d’Orta, c’è un percorso, tra i vicoli semideserti fiancheggiati da muri di pietra grigia, con frasi e aforismi sul silenzio, una via del silenzio. 

Proprio qui un film ambienta una parte della sua storia. Un uomo invia all’amante messaggi confezionati prima della morte creando l’illusione di una comunicazione dall’aldilà. L’uomo ha rifiutato di ridursi al silenzio dopo la morte e continua a occupare di sé la vita di una giovane donna invece di lasciarla libera. Quanto sia discutibile l’idea di un amore che vorrebbe sconfiggere la morte con la tecnologia dobbiamo lasciar giudicare agli spettatori.

C’è il silenzio di chi si sospetta sia sciocco e, non potendo restare zitto in eterno, quando parlerà fugherà ogni dubbio; il silenzio della prudenza di chi sa che ciò che dirà sarà usato contro di lui e il silenzio di chi saggiamente non intraprende battaglie senza speranze.
Ma il silenzio con la esse maiuscola è quello dell’amicizia e dell’amore; della musica, che tra una nota e l’altra, con la sua durata, forma la melodia. È l’“infinito silenzio” e anche i “sovrumani silenzi” (Leopardi) nella campagna solitaria, allo stormire delle fronde, in cui il pensiero si perde e va all’infinito. Il silenzio, nella Natura, è una preghiera in un tempio, lo spazio sacro della contemplazione; è ritrovarsi e insieme dimenticanza di sé.

Infine. Un invito
Se avete la fortuna di vivere un amore, custoditelo, abbiatene cura. Il nostro mondo non offre molto altro: la vera amicizia, un lavoro soddisfacente sono conquiste rare e difficili. Un amore corrisposto è da vivere in segreto. Voi fortunati, proteggetelo, confondetevi tra la gente che non vi conosce, incontratevi in luoghi solitari e deserti della campagna. Nascondetevi. Fuggite gli sguardi degli altri, indagatori e importuni.

I nostri pensieri sono contaminati dal chiasso, dalle inutili parole dei media, scritte o proferite a voce. Ascoltate la musica che amate, che vi ricorda a voi stessi, odorate il profumo dell’erba, delle foglie di basilico, del cibo che vi ritempra. Trovate rifugio negli scritti dei maestri che donano sapienza e conforto. Non fatevi coinvolgere dai venditori ambulanti della tv.

Il vostro amore allo sguardo degli altri sfiorisce. Come il passero abbandona il nido scoperto, “sdegna”, così l’amore. 

Seguite il monito del san Pietro martire, dipinto dall’Angelico, che rivolgeva al monaco, e oggi al visitatore, sotto gli archi del chiostro del convento di san Marco a Firenze. Egli tiene il dito indice sulle labbra, non sul naso come facciamo erroneamente, per sigillarle, imponendo un rispettoso silenzio.

Forse sappiamo tutto quel che c’è da sapere, l’essenziale, o forse sappiamo l’inessenziale di noi, della vita, di sicuro il frastuono ininterrotto del traffico di gente, il rumore stridente e continuo dei media non aiutano. Tutto il chiacchierio, tutte le informazioni conseguono l’effetto di una distrazione. 

E gli altri che possono offrire? Se sono sempre più allievi di un pensiero omologato e mediocre.

Così però anch’io ho rotto il silenzio… e pure qualcos’altro.

Nicola Belcari

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