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Sabato 03 Ottobre 2026

DISINCANTATO — il Blog di Adolfo Santoro

Adolfo Santoro

Vivo all’Elba ed ho lavorato per più di 40 anni come psichiatra; dal 1991 al 2017 sono stato primario e dirigente di secondo livello. Dal 2017 sono in pensione e ho continuato a ricevere persone in crisi alla ricerca della propria autenticità. Ho tenuto numerosi gruppi ed ho preso in carico individualmente e con la famiglia persone anche con problematiche psicosomatiche (cancro, malattie autoimmuni, allergie, cefalee, ipertensione arteriosa, fibromialgia) o con problematiche nevrotiche o psicotiche. Da anni ascolto le persone in crisi gratuitamente perché ritengo che c’è un limite all’avidità.

​I pericoli dell’Intelligenza Artificiale

di Adolfo Santoro - Sabato 03 Ottobre 2026 ore 08:00

I pericoli dell’Intelligenza Artificiale (IA) riguardano l’economia, la padronanza dell’uomo sulla macchina, l’ecologia e l’etica.

ECONOMIA

La Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI), nel Rapporto economico annuale 2026, classifica le quattro vulnerabilità dei mercati: inflazione ingestibile, debiti pubblici elevati, fragilità finanziarie e sostenibilità del boom dell’IA. La bolla dell’IA è, dunque, un rischio concreto dovuto ai costi d’investimento massicci in infrastrutture (server, chip, reti elettriche, data center, raffreddamento) non ancora bilanciati da ricavi certi a lungo termine. L’ottimismo del mercato governa il tutto, ma, se queste attese venissero deluse, ne conseguirebbero una correzione disordinata dei mercati e un irrigidimento delle condizioni finanziarie. Lo scorso gennaio gli investimenti in IA si stavano spostando dai flussi di cassa al debito, con un ruolo crescente del credito privato, che opera in un’area meno trasparente e meno regolata rispetto al sistema bancario tradizionale, rendendo più difficile valutare dove si concentrino realmente i rischi. I cali in Borsa degli ultimi mesi hanno reso visibile questa fragilità e il nesso con la liquidità è cruciale: con l’inflazione più persistente e i tassi potenzialmente più alti, il sostegno pubblico diventa, infatti, meno scontato e le conseguenze si rivelano soprattutto nella pressione sui semiconduttori (tra i giganti Tech è Amazon quello più esposto). Diventa allora più comprensibile la supplica in ginocchio dei coniugi Trump di fronte ai coniugi Xi!

Lo scoppio della bolla dell’IA innescherebbe una forte correzione finanziaria e una recessione globale a causa dell’eccessiva concentrazione di capitali nel settore tecnologico. Ci sarebbero conseguenze, anzi tutto, sull’economia USA: le grandi aziende tech pesano per un terzo dell’indice Standard & Pool 500 e un crollo brucerebbe trilioni di dollari di ricchezza azionaria con perdita di valore nei portafogli delle famiglie americane, tagli drastici agli investimenti in data center e hardware, riduzione dei consumi interni e calo del PIL, crisi di liquidità per il debito societario esposto. Anche la Cina subirebbe contraccolpi indiretti legati al calo della domanda globale di beni e tecnologia: ci sarebbero un calo delle esportazioni di componenti elettronici e manifattura, una minor domanda estera per la produzione industriale sussidiata, una pressione sui mercati finanziari e tecnologici interni e un rallentamento generale della crescita del PIL. L’Europa e i mercati globali subirebbero il contagio finanziario tramite gli investimenti esteri e i fondi comuni con perdite ingenti per il risparmio europeo esposto al tech, rischio di stabilità finanziaria, contrazione del commercio internazionale e delle materie prime, inasprimento generale delle condizioni di credito.

L’appello di Dario Amodei, CEO di Anthropic, era probabilmente un messaggio a due livelli: esplicitamente invitava a rallentare le capacità dell’IA, implicitamente invitava a rallentare gli investimenti sull’IA.

PADRONANZA DELL’UOMO SULLA MACCHINA

Amodei ha invitato a riflettere sulla sicurezza del controllo umano sull’IA parlando soprattutto di un episodio avvenuto nel luglio scorso: OpenAI stava testando le capacità dei propri agenti nella sicurezza informatica attraverso il loro inserimento in ambienti separati. Questi agenti avevano il compito di svolgere esercizi di individuazione di vulnerabilità, ma, trovandosi davanti a problemi molto difficili o senza una soluzione nota, qualcuno di loro iniziò a connettersi con altri agenti costruendo una bacheca comune, che permise ad alcuni agenti di accedere a Hugging Face (la piattaforma, che è il punto di riferimento mondiale per condividere, scoprire e testare modelli di IA, dataset e applicazioni) e ai suoi segreti, tra cui informazioni utili sul funzionamento del valutatore e quindi di chi aveva programmato l’esperimento. Attraverso la capacità di aggirare le regole, precedentemente fornita dal programmatore agli agenti, l’oggetto dell’esperimento era diventato il programmatore!

ECOLOGIA

L’Istituto per l’acqua, l’ambiente e la salute dell’Università dell’ONU per la prima volta ha misurato l’impatto ambientale dell’intelligenza artificiale (IA) in tutte le sue dimensioni.

Nel 2025 i data center di tutto il mondo hanno assorbito circa 448 terawattora di elettricità: se fossero una nazione, sarebbero l’11° consumatore al mondo, dietro la Francia (468 terawattora) e davanti all’Arabia Saudita (422). Nelle per il 2030, i 945 terawattora di domanda elettrica (quasi il 3% dei consumi mondiali) comporteranno un’impronta di carbonio di 399 milioni di tonnellate di CO₂ equivalente, quasi il triplo del fabbisogno annuo combinato di Pakistan, Bangladesh e Nigeria, Paesi che insieme contano più di650 milioni di abitanti; il compenso di tale consumo elettrico richiederebbe 6,7 miliardi di alberi cresciuti per dieci anni, circa il doppio degli alberi presenti in tutto il Regno Unito. L’impronta idrica raggiungerà i 9.300 miliardi di litri, l’equivalente del fabbisogno idrico domestico di base di 1,3 miliardi di persone nell’Africa subsahariana per un anno intero. Quella di suolo supererà i 14.500 chilometri quadrati, più del doppio dell’area metropolitana di Giacarta, che ospita oltre 32 milioni di abitanti. Il passaggio dal carbone alla bioenergia permetterebbe il risparmio del 72% delle emissioni di carbonio dell’elettricità, ma, nel frattempo, aumenterà di oltre 30 volte il consumo di acqua e di 100 quello di suolo.

È da notare che, dopo che l’addestramento di un modello di IA è avvenuto, a consumare energia sono le richieste degli utenti, che assorbono l’80%-90% dell’energia totale. ChatGPT elabora circa 2,5 miliardi di richieste al giorno, che si traducono in circa 383 gigawattora di elettricità l’anno. Rispetto alla richiesta di effettuare un compito elementare, come leggere un’email e decidere se è posta indesiderata oppure no, ChatGPT consuma circa 200 volte più energia e il consumo aumenta a circa 1.450 volte se si richiede di generare un’immagine. Un’immagine costa circa due cucchiai di acqua, un video complesso arriva a 4,1 litri, quasi il fabbisogno di acqua da bere di una persona per due giorni. Il report chiede perciò limiti espliciti sulla lunghezza delle risposte e sulla risoluzione predefinita di immagini e video.

I consumi dei data center non si distribuiscono in modo uniforme sul pianeta, e nemmeno i loro benefici: solo 32 Paesi, il 16% delle nazioni del mondo, ospitano data center specializzati per l’IA, e oltre il 90% di queste strutture è concentrato in due soli Stati (Usa e Cina), mentre più di 150 Paesi non hanno alcuna infrastruttura di calcolo propria; molti di questi ultimi, però, i costi li pagano comunque: dall’estrazione dei minerali critici fino ai rifiuti elettronici, che secondo il report raggiungeranno i 2,5 milioni di tonnellate entro il 2030. Rispetto alla media mondiale della fonte da cui proviene l’energia dell’IA, ci sono Paesi in cui prevale la fonte fossile (Indonesia + 62%, India + 51%, Hong Kong + 43%, Polonia + 30%, Cina + 21%) e Paesi in cui prevalgono le fonti pulite (USA 18%, Germania 24%, Italia 32%).

C’è poi il micro-lavoro di addestramento delle macchine: per etichettare un dato, ad esempio riconoscere un semaforo in una fotografia (o per verificare la trascrizione di un audio o stabilire se un video vada rimosso perché violento), occorre che qualcuno mostri alla macchina il semaforo migliaia di volte. Il micro-lavoro è svolto da circa 12.000 lavoratori in 100 Paesi, la cui retribuzione media è di 3,3 dollari l’ora, per lo più senza alcuna copertura previdenziale.

ETICA

Le conseguenze dell'uso non etico dell’IA comprendono danni concreti alla sicurezza, ai diritti fondamentali delle persone e alla stabilità sociale.

Gaza

L’impiego di sistemi di IA militare nel targeting (Gospel per le strutture e Lavender per le persone) nel genocidio di Gaza ha comportato, secondo inchieste giornalistiche e rapporti di osservatori internazionali, una drastica accelerazione nella generazione di obiettivi e un aumento drammatico delle vittime civili. Lavender, utilizzato per identificare sospetti militanti, presenta margini di errore stimati intorno al 10% e ha inserito spesso individui con ruoli civili o di polizia nelle liste di attacco. L’autorizzazione umana preventiva per i bersagli generati dall'algoritmo si riduceva spesso a pochi secondi, snaturando il principio di precauzione e distinzione tra combattenti e civili. Una conseguenza è stata l’erosione della responsabilità morale e penale: delegare la selezione dei bersagli a un algoritmo cancella il principio secondo cui chi uccide in guerra si assume la responsabilità penale e morale personale dell’atto.

L’IA è stata anche usata per distruggere sistematicamente interi edifici residenziali e causare la morte di un numero elevato di nuclei familiari. Organizzazioni per i diritti umani denunciano che i territori palestinesi vengono trattati come un banco di prova per tecnologie di sorveglianza di massa e profilazione biometrica, i cui dati di utilizzo vengono poi riutilizzati in altri contesti globali.

Rischio nucleare

L’uso non etico dell’IA nei sistemi di comando, controllo e deterrenza nucleare può causare una drastica riduzione del controllo umano e scatenare una crisi globale. L’IA abbrevia, infatti, i tempi di reazione in situazioni critiche, lasciando pochissimo o nessun margine per il giudizio umano prima di un potenziale lancio di una bomba nucleare. Delegare le decisioni strategiche agli algoritmi aumenta la probabilità di errori, distorsioni o attivazioni non autorizzate.

L’uso di armi autonome o di sistemi guidati dall'IA rende, inoltre, le forze di una nazione più imprudenti, spingendo a logiche di attacco preventivo se si teme di perdere la capacità di risposta.

L’IA potenzia i cyberattacchi, rendendo possibile compromettere infrastrutture strategiche e scatenare guerre ibride o di disinformazione su larga scala.

Mondo del lavoro

L’uso non etico dell’IA nel mondo del lavoro causa la perdita ingiustificata di posti, la discriminazione algoritmica e la violazione della privacy dei dipendenti.

La sostituzione non regolamentata di mansioni amministrative, impiegatizie o creative porta a tagli del personale mirati a ridurre i costi aziendali. Aumenta l’uso di manodopera a basso costo nei Paesi in via di sviluppo per la classificazione di dati e la rimozione di contenuti tossici per gli algoritmi. Aumenta il divario tra i profitti delle aziende dotate di sistemi avanzati e la stabilità dei lavoratori.

L’uso di IA nelle selezioni del personale o nelle valutazioni di performance perpetua pregiudizi storici, discriminando candidati in base a genere, età o origine etnica. La mancanza di trasparenza nelle valutazioni automatizzate impedisce al lavoratore di contestare sanzioni o licenziamenti.

Delegare decisioni cruciali alle macchine senza un controllo umano rende difficile stabilire chi sia il responsabile in caso di errori o danni, riducendo l’autonomia di giudizio.

Il monitoraggio continuo dei dipendenti tramite software di tracciamento lede la dignità personale e la privacy sul luogo di lavoro. L’automazione esasperata dei ritmi operativi aumenta il carico cognitivo, riduce l'interazione umana e genera alienazione e ansia da prestazione.

Pregiudizi di genere, razziali e sociali

Gli algoritmi allenati su dati non equi possono perpetuare o amplificare pregiudizi di genere, razziali e sociali, influenzando negativamente decisioni in settori critici come quello lavorativo, bancario o giudiziario.

L’uso malevolo dell’IA permette di creare facilmente audio e video manipolati e campagne di truffe (phishing) su larga scala, minando la fiducia pubblica e la democrazia.

La raccolta incontrollata di informazioni personali e l’analisi non autorizzata di dati aziendali o sensibili violano la riservatezza degli individui.

Manipolazione genetica

L’uso non etico dell’IA applicata alla manipolazione genetica può provocare disuguaglianze sociali estreme, discriminazioni algoritmiche e gravi danni biologici irreversibili.

La modifica del DNA guidata dall’IA richiede risorse avanzate e costose, rischiando di diventare un privilegio accessibile solo alle persone più ricche. Le fasce più deboli della popolazione rischiano così l’esclusione da interventi salvavita o da miglioramenti genetici curativi.

Se i modelli di IA vengono addestrati su database genetici non rappresentativi (ad esempio, sbilanciati verso specifiche etnie), le diagnosi e le terapie diventano meno accurate o discriminatorie per le minoranze.

L’uso improprio e associato all’IA di strumenti come il CRISPR (che permette di modificare la sequenza del DNA) può introdurre mutazioni genetiche indesiderate o danni permanenti trasmissibili alle generazioni future.

La tentazione di usare l’IA per selezionare o migliorare tratti somatici, intellettivi o fisici nei soggetti sani apre la strada a derive eugenetiche e alla mercificazione della vita umana.

Il trattamento non autorizzato dei dati genetici individuali o la scarsa sicurezza dei sistemi di IA espongono al rischio di furto e sfruttamento di informazioni biologiche personali.

Progettazione o diffusione di sostanze nocive

L’uso non etico dell’IA nella progettazione o nella diffusione di sostanze nocive (come agenti chimici, biologici o tossici) accelera la creazione di minacce su scala industriale, aumentando il rischio di danni irreversibili per la salute pubblica e la sicurezza globale.

I modelli di IA generativa orientati alla chimica o alla farmaceutica possono essere manipolati per progettare nuove molecole altamente tossiche o eludere i controlli di sicurezza tradizionali in tempi ridotti.

Gli algoritmi possono ottimizzare la catena di approvvigionamento illegale, automatizzando la ricerca di precursori chimici difficili da tracciare e indicando metodi di sintesi casalinga o su scala ridotta.

L’uso combinato di IA per generare notizie false o occultare la reale pericolosità di una sostanza impedisce alle autorità sanitarie di intervenire tempestivamente, creando confusione e panico nella popolazione.

Il rilascio incontrollato di agenti nocivi progettati o distribuiti tramite IA minaccia la biodiversità, contamina le risorse idriche e provoca crisi sanitarie difficili da contenere.

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In coda, vi informo che un amico mi ha fatto notare la scarsa funzionalità di prevedere una fase ibrida nel passaggio al traghetto elettrico del traghetto tra Piombino e l’Elba. Riprenderò questo argomento.

Adolfo Santoro

Articoli dal Blog “Disincantato” di Adolfo Santoro