comscore
Questo sito contribuisce alla audience di 
QUI quotidiano online.  
Percorso semplificato Aggiornato alle 18:40 METEO:VIAREGGIO12°15°  QuiNews.net
Qui News versilia, Cronaca, Sport, Notizie Locali versilia
martedì 27 ottobre 2020

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

Valdera

di Libero Venturi - domenica 26 luglio 2020 ore 07:30

C’era una volta la Valdera. Che era -ed è- una valle che si estende lungo il corso dell’Era. Un fiume a carattere torrentizio che nasce dalle colline di Volterra e già dalla sua origine prefigura una divisione. Scaturisce infatti da due torrenti: l’Era Viva che sorge in località Pignano e l’Era Morta che sgorga presso Montemiccioli. L’Era scorre per 54 km e sfocia nell’Arno, a Pontedera, che se si chiama così c’è il suo perché, essendo la città principale, la più popolosa e, con una certa dose di presunzione, il capoluogo della Valdera. Se siamo più discendenti dell’Era Viva o di quella Morta non si sa. La storia è un susseguirsi di vita e di morte. Il futuro è incognito. Nel mezzo intanto si dilunga il presente e noi in Valdera ci si barcamena, anche se l’Era navigabile non è, stante la ristrettezza del suo alveo. Piuttosto, finché non sono state fatte opere di contenimento lungo il suo corso, ci ha fatto dannare con esondazioni, straripamenti e rotture degli argini, nonché degli zebedei. Che non sono gli apostoli Giovanni e Giacomo, figli di Zebedeo, ma soltanto un modo di dire educato per non dire “coglioni”. I Valderopitechi, gli antichi abitanti della zona, nostri progenitori, nascono dunque divisi, dispersi e subalterni. Dipendono da Pisa, il capoluogo di provincia che comprende la Valdera, ma non sempre la comprende, più spesso la comanda e la tiene poco da conto.

Però la Valdera in epoca recente ha avuto un triplice scatto di reni, ingegno e volontà ed ha provato a riunirsi. Nonostante il fatto che, oltre ai municipalismi, una divisione al suo interno fosse reale e strutturale: quella tra la Valdera a vocazione agricola e turistica delle colline e quella della piana a trazione industriale e commerciale. Ma, citando e rovesciando Wittgenstein, solo «su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere». E su questo possiamo parlare: una popolazione unita di circa 120 mila abitanti potrebbe amministrarsi meglio, fare e contare anche di più di una divisa e dispersa in piccoli paesi. Questo almeno era l’intento e così si è provato a fare. Se si esclude, senza dimenticarlo, il nobile, quanto infruttuoso tentativo politico dell’Associazione Intercomunale degli anni 70/80, stando all’epoca recente in principio fu Renzo Macelloni, Sindaco di Peccioli, che creò e diresse i Comuni collinari, l’Alta Valdera. Che poi tanto alta non era, ma in riferimento al corso dell’Era sì. Poi venne il Consorzio Valdera che raggruppava i Comuni della piana produttiva con Pontedera in testa.

Il terzo passaggio fu l’Unione della Valdera che fuse i due poli e raggruppò per la prima volta tutti i Comuni. Erano 15 contando Buti e Santa Maria a Monte che gravitano tradizionalmente sulla Valdera, anche se fanno parte di altre aree e di altri comprensori. L’unità di intenti non annullava l’autonomia storica dei singoli Comuni. Il pregio dell’Unione era proprio questo e per taluni anche il suo limite. Uno statuto regolava il tutto, garantendo anche il rapporto maggioranza e minoranza uscito dai responsi elettorali. Alcuni, ma non tutti i servizi furono messi in comune secondo il principio provvisorio delle geometrie variabili che, superando la geometria euclidea, si proiettavano verso le geometrie dei frattali. In realtà le geometrie variabili non furono mai superate del tutto e rimasero piuttosto di ostacolo ad una sburocratizzazione più avanzata dell’Unione che evitasse la sovrapposizione con gli apparati dei singoli Comuni. Però i Comuni impararono a riconoscersi e ragionare insieme, agevolati anche dalla comune matrice politica di centro sinistra. Insieme poterono anche essere affrontate le rigidità dovute al “patto di stabilità”, necessario al rispetto degli equilibri finanziari nazionali ed europei. Proprio il principio del contenimento della spesa pubblica cominciò a delineare nuove norme legislative che prevedevano un numero minimo, ma crescente, di abitanti per potere aver diritto all’istituzione di servizi pubblici comunali. Questo numero crebbe fino a cinquemila, se non ricordo male. L’Unione era una risposta anticipatrice rispetto a tali politiche amministrative.

Poi venne la fase inevitabile del dubbio: perché le Unioni? Non è meglio unire e fondere i Comuni? La Regione incoraggiava infatti politicamente ed economicamente più le fusioni delle unioni. Per le fusioni però era necessario un referendum con il pronunciamento diretto a maggioranza dei cittadini. Che in Italia, a proposito di referendum, ci è andata di lusso con quelli della Repubblica, del divorzio e dell’aborto. Dopodiché ne abbiamo abusato con esiti alterni e insoddisfacenti. La materia dell’accorpamento dei Comuni è delicata nell’Italia dei campanili i cui abitanti nascono divisi, subalterni, incerti perché l‘Italia fu fatta prima di fare gli italiani. E sopratutto i toscani nascono campanilisti e, per di più, maledetti. Prova ne sia che alcuni referendum per le fusioni furono vinti come quello di Casciana Terme-Lari e di Crespina-Lorenzana. Ma altri persi clamorosamente come quello fra Palaia e Peccioli. Tra l’altro il nuovo Comune di Casciana Terme-Lari è rimasto nell’Unione in posizione rafforzata, mentre quello di Crespina-Lorenzana, una volta raggiunto il numero minimo di abitanti necessari, grazie alla fusione, se n’è tornato da solo, lasciando l’Unione. Al popolo si può chiedere molto in democrazia, forse tutto, tranne di avere il coraggio e la strategia che i politici non hanno e di essere direttamente classe dirigente, se la classe dirigente eletta non c’è o viene meno al suo ruolo.

Stava intanto avanzando il processo di indebolimento e di frazionamento della politica e della visione comune. Ci conviene l’Unione? Cosa ci guadagniamo rispetto alla perdita di “sovranità”? Quanto ci costa? Come se l’unità, lo stare insieme, non rappresentasse di per sé un valore. Del resto l’uomo, inteso come animale sociale e gregario, ha spesso amnesie e distrazioni paurose. Disastrose mancanze. Così iniziarono le defezioni. Santa Maria a Monte se ne andò per diversa scelta e apparenza politica. Ponsacco seguì la brexit dell’Inghilterra, non si è mai capito bene perché, ma di fatto assecondando la storica e ridicola rivalità con Pontedera. Tipo Pisani e Livornesi per intendersi. Ma si capisce che gli errori sono fatti in genere da chi va, come da chi resta. Soprattutto si ricostituì l’Alta Valdera, ancora con il Sindaco Macelloni a guidare la diaspora dei Comuni collinari, i fantastici quattro: Chianni, Lajatico, Terricciola e Peccioli. All’Unione rimasero i magnifici sette: Bientina, Buti, Calcinaia, Capannoli, Casciana Terme-Lari, Palaia e Pontedera. La crisi dell’Unione Valdera e le relative sovranità municipali sembrano mettere in luce un parallelo, fatte le dovute proporzioni, con la crisi dovuta ai sovranismi nazionali che investe l’Unione Europea. Che forse le misure di solidarietà adottate a livello economico finanziario per far fronte alla pandemia hanno contribuito a ridimensionare.

Oggi il pronunciamento della Corte Costituzionale, che ha ritenuto non obbligatoria la gestione associata dei servizi per i Comuni sotto i 5000 abitanti, rende l’Unione per i Comuni non più obbligatoria, ma basata su valutazioni e scelte politiche. E dopo il lockdown, che ha chiuso tutti entro sé stessi, arriva la incredibile dichiarazione del Sindaco di Peccioli che dice: non ci sono più le condizioni per stare insieme nella nostra Unione, usciamo dall’Alta Valdera. Ma come? Renzo Macelloni esce da sé stesso?! Sarebbe come se Vasco Rossi rinnegasse il Roxy Bar! O Ligabue non si vedesse più da Mario, prima o poi! Come se Riccardo Fogli lasciasse i Pooh e i Pooh si sciogliessero, appena lui fosse rientrato! No, questo è successo davvero. Certo non ci sono più certezze a questo mondo. Le grandi certezze di un tempo. Non c’è niente, anzi, che il tempo non sciupi.

Va detto che la lettera che Macelloni scrive ai colleghi Sindaci dell’Alta Valdera è lunga e motivata. Seria. C’entrano qualcosa le elezioni, la bonifica della discarica della Grillaia, la burocrazia e il rapporto con la Regione. E altre diverse e rispettabili ragioni che ognuno, ogni Comune legittimamente ha, ma, come si legge giustamente nella lettera, «tante buone ragioni non fanno un progetto». E alla fine un giudizio politico: «lUnione diventa luogo dove tutti vorrebbero attingere vantaggi, ma nessuno riconoscere la centralità e il ruolo di programmazione e progettazione della stessa... Lautonomia tutelata con grande gelosia va bene ma se non trova un punto di contatto con una idea di sviluppo di un territorio e di gestione comune dei servizi può diventare un esercizio sterile e dannoso».

La lettera si conclude con il Comune di Peccioli che rimane «comunque convinto e ritiene indispensabile una collaborazione tra Comuni, ma questo deve avvenire attraverso una visione progettuale in uno scenario condiviso! Importante in questo quadro lo studio ValderaLab portato avanti da Nomisma e sostenuto dai Comuni di Chianni, Lajatico, Terricciola, Ponsacco, Pontedera e Peccioli e limpegno che abbiamo preso con il Comune di Pontedera di presentare il 9 Settembre un progetto di fattibilità sulla mobilità della Valdera». Positivo in questo quadro il rinnovato appello all’unità del Sindaco di Capannoli, Arianna Cecchini, Presidente dell’Unione Valdera. Speriamo. Non c’è niente che il tempo non possa rimediare. Buona domenica e buona fortuna.

Libero Venturi

Pontedera, 26 Luglio 2020

_____________________

Cari e affezionati lettori il vostro Libero libera tutti dall’incombenza di leggere le sue bischerate domenicali e ancor prima si libera lui stesso da quella di scriverle per tutto il mese di Agosto. Con i “Pensieri della Domenica” siamo a quota 160. Ne ho tenuto il conto. Tanti, forse troppi e io «sono un po’ stanchino», come disse Forest Gump dopo aver corso per tutti gli Stati Uniti. A settembre “quando l’uva è matura e il fi’o pende” si vedrà. Intanto buone ferie -per chi le fa- e buona vita e buon tempo comunque ad ognuno di voi.

Libero Venturi

Articoli dal Blog “Pensieri della domenica” di Libero Venturi

 
Programmazione Cinema Farmacie di turno

Ultimi articoli Vedi tutti

Attualità

Attualità

Attualità

Attualità