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giovedì 16 agosto 2018

PENSIERI DELLA DOMENICA — il Blog di Libero Venturi

Libero Venturi

Libero Venturi è un pensionato del pubblico impiego, con trascorsi istituzionali, che non ha trovato niente di meglio che mettersi a scrivere anche lui, infoltendo la fitta schiera degli scrittori -o sedicenti tali- a scapito di quella, sparuta, dei lettori. Toscano, valderopiteco e pontederese, cerca in qualche modo, anche se inutilmente, di ingannare il cazzo di tempo che sembra non passare mai, ma alla fine manca, nonché la vita, gli altri e, in fondo, anche se stesso.

DIZIONARIO MINIMO: Citazioni

di Libero Venturi - domenica 31 dicembre 2017 ore 07:00

Ricordo che mi chiedeva, ciao, come stai oggi a tristezza? Non mi lamento, dicevo, grazie, e tu? Anch’io bene, grazie, rispondeva. C’era del feeling tra noi. Non siamo più stati insieme. Ma era questo. Non facevamo niente di male e andava bene così. Parlavamo e ci scrivevamo da un altrove. Fuggimi, ma altrove il luogo liberami, scriveva Aldo. Un poeta folle e geniale da tempo scomparso. Era di Bientina, di cognome faceva Remorini.

Se dormo solo, perché dormo solo, in estate preferisco stare leggero, nessun lenzuolo, sopra. Invece d’inverno mi piace sentire il peso addosso. Metto su una quantità incredibile di coperte e due piumini, voglio sentire il calore. Mi piace starmene chiotto, termine di etimo incerto, ma che rende bene l’idea. Questo perché dormo solo, che in fondo non mi dispiace. Se dormissi in coppia, no. Farebbe troppo caldo. Perché l’uomo sarà anche la bestia più pericolosa a se stesso, come dice Erasmo, ma non c’è niente o meglio nessuno, che dia calore come un essere umano ad un altro. Specialmente dell’altro sesso. O generalmente dell’altro sesso, per essere politicamente corretti. Insomma, una donna nel mio caso. Capite cosa intendo. Chi è Erasmo? Erasmo da Rotterdam, quello dell’Elogio della follia. Che ce ne vuole, al giorno d’oggi. Roba da matti! E c’è pure della logica in questa follia, aveva ragione Amleto. Il principe Amleto, figlio del re Amleto. Era un nome che andava in Danimarca.

Vabbè, dice, d’estate e d’inverno, ma a primavera o in autunno, come dormi? È una bella domanda. Non lo so di preciso. Come viene, ma tanto non esistono più le mezze stagioni, ormai. Dovreste saperlo. Mezze seghe ce n’è, ma mezze stagioni no. È per via del clima.

Magari mi addormento tardi, ma se dormo bene non mi disturbano nemmeno i sogni, solo la maledetta prostata. Un organo decisamente sopravvalutato in tarda età. E, come dice Marguerite, presto fu tardi nella mia vita. Infatti devi far presto ad alzarti per andare a pisciare se no è troppo tardi. E dai! E ora chi è Marguerite!? Sembra quel comico tonto e ruffiano che dice chi è Tatiana! Marguerite è quella dell’Amante, Marguerite Duras.

Comunque ha da passa' 'a nuttata: e questo lo dovete sapere. Pensare che Kazuo sostiene che il meglio nella vita accade di notte e poi scompare quando arriva il giorno. Ma, se per questo, il vecchio Eraclito lo diceva prima e meglio. Sentite: gli uomini non sanno quello che fanno da svegli e di quello che fanno dormendo non hanno memoria. E sticazzi! È che lui pensava, un pensiero un po’ frammentario per la verità, che per quanto tu possa camminare, neppure percorrendo intera la via, potresti mai trovare i confini dell’anima: così profondo è il suo logos. Che sarebbe discorso, significato o qualcosa del genere. Perché, dice, e qui viene il bello: la natura ama nascondersi. E non è nemmeno, come da bimbetti a rimpiattino e l’ultimo piomba libero tutti. Che poi, alla fine, ce la siamo dimenticata, la natura. Inutile che vi dica che Kazuo è Kazuo Ishiguro: ha preso il Nobel per la letteratura. Mica seghe!

Quel vecchio, Eraclito, invece? Sì, buonanotte! È mio nonno, Eraclito. Ho un nonno greco. L’avevo anzi, è morto da un po’. Era di Efeso.

A tutti piace voler bene e essere voluti bene. Bisognerebbe farlo, il bene. Averlo. Riceverlo. A volte capita, a volte lo incontriamo. Non è semplice, ma non sarebbe nemmeno difficile. Difficile, spesso, è riconoscerlo, più che altro mantenerlo. Conservarlo e averne cura. Crescerlo. Il bene, come l’amore. Ma l’amore ha a che fare con il cuore e il cuore non sente ragioni. Non si sa mai come prenderlo, perché è difficile avere un'opinione precisa quando si parla delle ragioni del cuore, sostiene Pereira. Che poi era Antonio che lo scriveva. Tabucchi, ve lo dico subito, il mio scrittore preferito. L’ho conosciuto, non ci credete? Era di Vecchiano. Bellissimi i suoi racconti, anche quelli brevi, scritti con stile e pieni di sentimento. E il baule pieno di gente di Pessoa e tutti quei personaggi, frammenti d’inquietudine riassunti in una sola moltitudine. Fernando Pessoa, lo sapete, era un poeta e un letterato portoghese: era Alvaro de Campos, Riccardo Reis, Alberto Caeiro, Bernardo Soares e un altro centinaio di persone che lui chiamava eteronimi, altri di se stesso. Tabucchi l’ha tradotto e ce l’ha fatto conoscere. Che conoscere uno così, un poeta fingitore, sono parole grosse.

E, del resto, chi si conosce fino in fondo? È già difficile conoscere se stessi, figuriamoci gli altri. I nostri simili. Ammesso che tali siano o così li consideriamo. Simili, voglio dire. Sarebbe bello sentirsi tutti diversi e tutti uguali. Ognuno di noi. Da qualunque parte veniamo e dovunque siamo diretti. Alla fine è su questa Terra che abitiamo e il nostro viaggio è questo. Ci sarà un modo e un mondo dove essere felici e giusti? O almeno sentirsi tali. La percezione è importante al giorno d’oggi. A volte anche più della realtà. Oggi il cinema, la letteratura, perfino la politica e la società ci parlano di un mondo ucronico, di un futuro distopico. Traduco. Descrivono e temono un mondo senza tempo, senza luogo e senza speranza, dove la storia, la scienza e il progresso sono stati e saranno nemici dell’uomo. Così, invece che figli delle stelle, siamo diventati figli della crisi e anche un po’ di puttana, perché a puttana starebbe andando il mondo. Che vi devo dire? Speriamo che non sia vero: nei giorni migliori credo che ciò possa anche dipendere da ognuno di noi o da tutti quanti noi, che non è proprio lo stesso, ma sta bene dirlo insieme. Quando spero che tutti sia la somma di ognuno. Nei giorni peggiori, non lo so. Mi viene da pensare che dipenda dall’assioma fondamentale della legge di Murphy: se una cosa può accadere, accadrà e se qualcosa può andar male lo farà. Cito a memoria. Questo perché un ingegnere, il capitano dell’aviazione americana Edward Murphy, nel 1949, durante un test formulò la seguente osservazione: "se il pezzo di un aereo può essere montato in modo errato, ci sarà qualcuno che lo monterà in quel modo”. Da altri fonti riportata con questa variante peggiorativa: “se ci sono due o più modi di fare una cosa, e uno di questi modi può condurre a una catastrofe, allora qualcuno la farà in quel modo”. La frase o le frasi dettero origine alla famosa legge. E c’è del vero. Perché i cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedir loro di nuocere. Che è un interessante corollario della legge di Murphy. Purtroppo abbastanza verificato.

E già che sono a citare, notevoli sono anche alcune varianti applicabili alla vita domestica. Il fenomeno della fetta di pane imburrata, ad esempio: “la probabilità che una fetta di pane imburrata cada dalla parte del burro verso il basso, su un tappeto nuovo è proporzionale al valore di quel tappeto”. E una sua riformulazione in termini scientifici è il paradosso del gatto imburrato: “se è vero che una fetta di pane cade sempre dal lato imburrato e che un gatto cade sempre in piedi, lasciando cadere un gatto con una fetta di pane imburrato sulla schiena nessuno dei due cadrà mai per primo e si avrà il moto perpetuo”. Della legge di Murphy, esiste anche una versione ispirata alla meccanica quantistica: “tutto va male contemporaneamente”. E questo spiegherebbe tante cose della società e della politica. Ma anche della vita e dell’amore.

Libero Venturi

Pontedera, 31 Dicembre 2017

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P.S. Buona fine e miglior principio a “tutti” i miei lettori. E, naturalmente, anche agli altri che però, non leggendomi, non riceveranno questo augurio. Mi dispiace. Credo sopravviveranno comunque.

Libero Venturi

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